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ANTICHE CIVILTA' I VIDEO DEL CANALE |
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CIVILTA' DIMENTICATE ARTICOLI E NEWS IN COPERTINA |
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Cleopatra venne avvelenata da un cockatil mortale. Un miscuglio di oppio e piante velenose. A causare la morte della celebre regina di Egitto Cleopatra nel 30 a.C. non sarebbe stato il famoso aspide dei libri di storia ma una pozione di veleni. La rivoluzionaria e suggestiva ipotesi è di uno storico tedesco, Cristoph Schaefer dell’università di Trier.
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Londra - Scoperta nella valle del Tamigi, nel sito di una villa romana ad Hambleden nel Buckinghamshire, una sepoltura di massa con i corpi di 97 bambini. Lo rivela il sito internet della Bbc che, citando gli archeologi, afferma che potrebbe trattarsi di un antico bordello.
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Nel diciottesimo anno del regno di Zoser, il Nilo non inondò la terra con le sue acque portatrici di vita. Era il sesto anno di Nilo basso: l’inondazione aveva toccato solo metà dei campi e il raccolto non era sufficiente per tutti. Ogni anno il popolo pregava invocando un Nilo Alto, ma le acque erano scese sempre più in basso. Gli uomini si derubavano a vicenda; i bambini piangevano di fame in braccio alle madri; e gli anziani, nella polvere, disperati, abbracciavano le proprie ginocchia. Perfino i nobili erano macilenti...
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Per un’ Inca visitare il suo vasto impero era un’impresa alquanto ardua e pericolosa, sia a piedi che in lettiga. Armato di coraggio, attraversava quelle amache di fortuna che sovrastavano i torrenti impetuosi in fondo ai canones andini. L’antico viaggiatore camminava giorni e giorni, misurandosi con fitti boschi e fiumi minacciosi, alla mercé del freddo pungente o del caldo torrido, senza la prospettiva di un pasto caldo. Per sopravvivere al viaggio e al territorio, era obbligato a sviluppare un sesto senso per il pericolo.
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Fin dalla tarda antichità si è cercato di risolvere questo mistero. C’è chi afferma sia solo leggenda e che, ormai, questo mitico reperto non esista più. Altri, invece, semplici curiosi, ma anche stimati archeologi, sono fermamente convinti, tanto da averle dedicato l’intera vita e carriera, che la tomba esista ancora. Tutti coloro che l’hanno cercata, comunque, hanno tentato di trovarle un’ ubicazione degna di un grande sovrano, quale era Alessandro, ma senza giungere ancora a reali conferme.
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Quella dei gladiatori era una vita dura, faticosa e potenzialmente breve. Chi si arruolava di sua volontà cercava quasi sempre il brivido del combattimento, oltre a soldi e prestigio. Obiettivi da cui pare non furono immuni neanche le donne, dato che in base a fonti scritte, come il senatus consultum di Larinus dell’19 d.C., ed archeologiche, come il ritrovamento della gladiatrice di Southwark nel 2000, sappiamo oggi che persino il gentil sesso si ritrovò a calcare la sabbia insanguinata dell’arena.
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Tra le rovine dei templi di una civiltà scomparsa 4.000 anni fa nel sud dell’Iraq, durante una spedizione iniziata nel 1968, gli archeologi disseppellirono numerosi reperti di età sumerica, i quali evidenziavano la straordinaria somiglianza con gli usi e tradizioni insite nell’attuale popolo Ma’adan, Arabi sciiti abitanti nelle paludi dove il Tigri e l’Eufrate si congiungono, tra Bassora, Nassiriya e Amara. Gente fatta “d’impasto d’aria e acqua”, come narrano i loro miti e conferma la loro esistenza.
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La battaglia di Qadeš (1274 a.C.) vide lo scontro di due grandi potenze del Medio Oriente, Egitto ed impero ittita, per il controllo di una striscia di terra siriana. Fu un conflitto imponente che coinvolse migliaia di uomini e carri da guerra e non ebbe neanche un reale vincitore. Ma la testimonianza che gli ha assicurato un posto nella storia è costituita dalla cessazione delle ostilità e dal documento che la sancì: il trattato di Qadeš, il primo trattato di pace di stampo moderno della storia umana.
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Nel giugno del 2008, a Zaña Valley, nell’arida costa desertica nord occidentale del Perù, ai piedi di Huaca el Pueblo furono rinvenuti i resti di un importante personaggio della cultura Moche, un ricco Signore di oltre 1500 anni, accompagnato da una quantità immensa di splendidi gioielli, copricapo, maschere funerarie e un ampio corredo di ornamenti vari, sepolto in un tumulo insieme agli scheletri di due altri uomini e di una donna, madre di un feto di sei mesi, probabilmente sua sposa.
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Il mito di Atlantide si perde nella notte dei tempi. E’ ben noto come il filosofo greco Platone creò, nei suoi Dialoghi Timaeus e Critias, una leggenda che sarebbe stata ripresa da svariate culture e avrebbe intrigato ricercatori, studiosi e più pratici cercatori di tesori. Da allora sono trascorsi oltre 2000 anni e, a fronte di svariate spedizioni in Sud America, il geologo inglese Jim Allen propone un’interessante individuazione del sito in Bolivia, nella piana rettangolare del lago Poopò.
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Le rovine di Copán sono le più belle del periodo classico maya (300-800 d.C.). Questo sito è noto per l’abbondanza dei testi geroglifici ritrovati, incisi su stele, pietre e altari, infatti, oltre 2.000 iscrizioni narrano la storia dei re che governarono Copán. Gli archeologi concordano sul fatto che siano essenzialmente tre i fattori di decadenza della città: aumento delle guerre tra le città-stato, sovrappopolazione e siccità. Questo antico centro rituale maya rimase sepolto nella foresta tropicale fino a quando la selva fu abbattuta nel XIX secolo.
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Sono tornati alla luce i resti di Sigeo o Sigeion (Sigeum in latino), una delle mitiche citta' dell'antica Turchia, a circa 6 chilometri da Troia. Gli archeologi tedeschi dell'Universita' di Tubinga hanno scoperto, durante gli scavi, le fondamenta di alcune case costruite dai Greci nel corso del I millennio avanti Cristo. L'operazione archeologica per la ricerca di Sigeion e' iniziata nel 2005, insieme alle fondamenta sono emersi, in vari punti, anche i muri portanti delle abitazioni di personaggi altolocati.
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In una grotta in Marocco sono venuti alla luce i gioielli più antichi mai conosciuti, secondo le autorità marocchine hanno almeno 82000 anni e precedono di ben 30000 anni i primi ornamenti ritrovati in Europa. Questi gioielli sono fatti di conchiglie forate appositamente, per creare delle collane, inoltre alcune di esse sono decorate con una colorazione rossa. Purtroppo seppur diffuse in molte culture primitive Africane non si conosce il significato simbolico che esse rappresentano.
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