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I gioielli più antichi hanno 82000 anni

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9928_gioielloIn una grotta in Marocco sono venuti alla luce  i gioielli più antichi mai conosciuti, secondo le autorità marocchine hanno almeno 82000 anni e precedono di ben 30000 anni i primi ornamenti ritrovati in Europa. Questi gioielli sono fatti di conchiglie forate appositamente, per creare delle collane, inoltre alcune di esse sono decorate con una colorazione rossa. Purtroppo seppur diffuse in molte culture primitive Africane non si conosce il significato simbolico che esse rappresentano.

La Storia

Quella per i gioielli è una passione di antichissima data, che risale a ben 82.000 anni fa. E' questa la datazione degli esemplari scoperti da un gruppo internazionale di scienziati, considerati oggi i più vecchi ornamenti al mondo: una serie di conchiglie forate usate per collane e monili ritrovate in Marocco, che precedono di almeno 30.000 anni quelli che finora venivano ritenuti i gioielli più antichi, ritrovati in Medio Oriente e in Europa.

La scoperta, descritta in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica americana Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) si deve a un gruppo di ricercatori del CNRS francese che insieme a colleghi marocchini, inglesi, francesi e britannici, hanno trovato le conchiglie in una grotta a Taforalt, nel Marocco orientale. Tredici gusci, quasi tutti con un piccolo foro dove passava il filo che li teneva insieme, alcuni con tracce di un pigmento decorativo rosso. Un ritrovamento che getta nuova luce sulle origini dell'uomo moderno: gli ornamenti, insieme all'arte, sono infatti considerati come elementi propri del pensiero simbolico e di una forma di cultura moderna. "Nelle società umane gli ornamenti comunicano informazioni su coloro che li portano ai membri della stessa società o di altre con cui questa è in contatto", spiega a Repubblica.it Francesco d'Errico, uno degli scienziati del CNRS di Bordeaux che ha condotto lo studio. Non solo. "Venivano probabilmente usati anche come oggetto di scambio per stabilire e far perdurare relazioni tra popolazioni distanti fra loro", continua lo scienziato.

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Se il primato dell'Europa e del Medio Oriente era già vacillato dopo la scoperta di simili ornamenti nell'Africa del Sud risalenti a circa 70.000 anni fa, quella che arriva dalla "grotta dei piccioni" a Taforalt è una nuova conferma: l'Africa possedeva una cultura materiale simbolica in tempi più remoti rispetto all'Europa. "In Europa l'uomo di Neanderthal non sembra usare ornamenti prima di 40.000 anni fa. Usava però pigmenti neri, probabilmente per realizzare pitture corporali, mentre l'uomo moderno che colonizza l'Europa 36.000 anni fa usa numerosi ornamenti, oltre 150 tipi diversi", dice ancora d'Errico.
Nella grotta marocchina le conchiglie sono state ritrovate insieme ad altro materiale umano, utensili e resti animali. La loro datazione è stata effettuata da due laboratori indipendenti, che hanno usato quattro metodi diversi - dal carbonio 14 alla termoluminescenza - ma sono stati concordi nello stabilire la loro età: 82.000 anni.
Erano cinque anni che gli archeologi, guidati da Abdeljalil Bouzouggar dell'Istituto nazionale di archeologia Insap del Marocco e da Nick Barton dell'università di Oxford, si concentravano in quella zona. Qualche anno fa nella grotta di Blombos in Sudafrica erano state ritrovate altre conchiglie usate come ornamenti, risalenti a 75.000 anni fa. "Non poteva rimanere un fatto isolato - dice d'Errico - Altri siti della stessa epoca confermano che popolazioni africane e del Medio Oriente usavano tali ornamenti almeno 30.000 anni prima della loro comparsa in Europa". Dagli studi è emerso che le conchiglie sono state raccolte già morte sulle spiagge e portate nella grotta, a oltre 40 chilometri di distanza. Non solo: sono state scelte una a una, perforate, colorate. Alcune venivano anche cucite sugli abiti, per abbellirli.
Le conchiglie rinvenute a Taforalt, appartenenti alla specie Nassarius gibbosulus, sono dello stesso tipo di quelle scoperte nei siti paleolitici di Skhul, in Israele, e di Oued Djebbana, in Algeria, e presentano lo stesso tipo di perforazione: una conferma ulteriore, che rafforza l'ipotesi di una loro diffusione nell'area in epoca preistorica.

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Tratto da Repubblica.it Articolo di ALESSIA MANFREDI

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