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I kurgan, le piramidi delle steppe

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kurgan-tumuli-oriIl kurgan è un tumulo funerario usato dagli Sciti reali per inumare i feretri della propria aristocrazia. Non abbiamo testimonianze di questa cultura se non una serie numerosissima di tumuli monumentali, con cui i sovrani perpetuavano l'idea di un potere assoluto attraverso un rito funebre complesso, fastoso e sanguinario. Il kurgan non è solo un monumento funebre ma esprime il significato del potere e della ricchezza raggiunti, simbolo distintivo in una società guerriera fortemente stratificata.

Simbologia e Rito

Gli Sciti costituivano una società semistanziale prevalentemente guerriera, una federazione tribale in movimento che riuniva gruppi antropici con ruoli specializzati che ne definivano lo status sociale. In cima alla piramide socio-gerarchica stavano gli Sciti Reali, con i sovrani e le aristocrazie principesche; in posizione sottostante si trovavano, via via, gli affiliati dei sovrani e le aristocrazie guerriere delle steppe, quest'ultime variamente graduate, le classi mercantili e, per finire, gli Sciti comuni che non hanno lasciato evidenze storiche materiali.
Alla stratificazione apicale corrispondeva una altrettanto stratificata tipologia dei kurgan, diversi per grandezza e per qualità dei corredi funebri, in funzione dell'importanza del personaggio sepolto.
I kurgan rappresentavano «la materializzazione del potere del re e del principe. [...] Grazie all'archeologia è oggi possibile leggere nella loro morte il sociale, il politico ed talvolta il religioso, quei simboli [...] che hanno il valore glorificante di diffusione e propagazione proiettate nel futuro delle gesta manageriali, belliche, rituali».
I kurgan dei sovrani raggiungevano un volume di centodiciassettemila metri cubi, un'imponenza impressionante, con corredi quasi esclusivamente aurei e argentei; quelli dei loro familiari quarantamila metri cubi, con presenza limitata di manufatti aurei, ma maggiore di argentei e bronzei. In quelli delle aristocrazie minori prevaleva invece il bronzo seppure con la presenza dell'argento; in questa tipologia il volume del tumulo non superava gli ottomila metri cubi.
Gli sciti reali, aristocrazia dominante, costituivano l'elemento unificante della variegata società scita. «Furono costoro a conferire all'insieme scita la fisionomia di gruppo strutturato e coerente per la durata, pressappoco, di cinque secoli». Erodoto, il massimo testimone antico dell'epopea scita, colloca gli sciti reali oltre il Gerro e fino al Tanais (il Don).



Il rito funebre
Gli Sciti, in genere, e gli Sciti reali, in particolare, non lasciarono ai posteri edifici monumentali attraverso cui testimoniare la propria civiltà e la propria cultura, ma una serie numerosissima di tumuli funerari, i kurgan, le piramidi delle steppe, con cui i sovrani perpetuavano l'idea di un potere assoluto, incondizionato e sacrale che il rito funebre rappresentava materialmente.
Il kurgan reale costituiva l'atto finale di un rito complesso, fastoso e sanguinario celebrato per non lasciare dubbi sul potere del defunto e, in definitiva, della sua stirpe, di cui era una dichiarazione politica.
Il re non moriva da solo, né da solo compiva il suo ultimo viaggio: lo accompagnavano alcune delle persone che, in vita, erano state più vicine a lui.
Alla morte di un re venivano uccisi, preferibilmente per strangolamento ma anche per percussione, una delle sue concubine, il coppiere, un cuoco, uno scudiero, un servo, un messaggero e dei cavalli. Dopo un anno venivano strangolati cinquanta servi e altrettanti cavalli che, opportunamente impalati e composti come cavalieri, venivano sistemati attorno al kurgan, custodi e scorte del defunto e della sepoltura.
Il corpo del re, cosparso di cera, veniva portato, prima della sepoltura, su un carro in processione tra i popoli soggetti perché rendessero il dovuto omaggio; gli astanti, in segno di lutto, si tagliavano un pezzo di orecchio e, oltre a scarnificarsi diverse parti del viso, si radevano la testa e si trafiggevano la mano sinistra con delle frecce.
Terminata questa parte del rito, il corpo del re e quelli dei suoi accompagnatori venivano sepolti in una grande fossa, suddivisa in più locali, su cui veniva costruita una collina artificiale, enorme nel caso delle sepolture reali.

Assieme ai feretri venivano sepolti ricchissimi corredi d'oro: armi molto spesso rivestite d'oro; abbigliamenti, con particolare predilezione per quelli di seta[6] il cui valore simbolico, presso alcune tribù scitiche dell'Altaj, era maggiore dell'oro; oggetti di uso quotidiano di eccelsa fattura, alimenti esotici, ulteriori simboli della ricchezza del defunto e del suo consortium.
Di tutto ciò Erodoto ha lasciato una minuziosa descrizione [7] la cui veridicità storica è stata confermata dalle campagne archeologiche condotte nella seconda metà del XX secolo.
Sono emblematici, sotto questo aspetto, gli esiti degli scavi eseguiti dall'archeologo Kubyšev nel 1990 nel bacino archeologico di Ol'gino e quelli ancora più straordinari del kurgan Tolstaja Mogila, uno dei complessi funerari sciti più importanti per quantità e preziosità dei reperti aurei contenuti.

Influenze culturali
La cultura dei kurgan influenzò i costumi funerari delle aristocrazie dei popoli circostanti, che, in origine, non erano portatori di simili tradizioni.
Ci sono esempi di varie sepolture di re traci nell'attuale Bulgaria, e di esponenti aristocratici nel regno di Macedonia
In ambito leggendario, anche Re Mida, mitico re della Frigia, ebbe una sepoltura simile nell'antica capitale di Gordion.

Note
G. L. Bonora, Oltre la morte: i simboli del potere e del prestigio dagli Sciti ai Sarmati, in Ori ..., p. 141, op. cit.
G. L. Bonora, op. cit., p. 140.
G. L. Bonora, op. cit., p. 138.
Il Gerro, un fiume non identificato.
«Al di là del Gerro si trovano i territori detti reali, dove vivono gli sciti più valorosi e numerosi che considerano tutti gli altri Sciti loro schiavi» (Erodoto, iv.20.1).
L'esame organico-archeologico ha dimostrato che la seta proveniva dall'India
Erodoto, op. cit., XI, 71, 1 e ss.
Erodoto, op. cit.,IV, 5, 2.
G. L. Bonora, op. cit., p. 101.
Tra queste l'elaborato tumulo collettivo di Verghina, nel quale è stata riconosciuta la sepoltura di Filippo II, padre di Alessandro Magno.
The funerary feast of king Midas. University of Pennsylvania excavations at the ancient Phrygian capital of Gordion in central Turkey.

Fonti
Erodoto, Le storie, traduzione F. Bevilacqua, op. cit. in bibliografia.
Strabone, Geografia, op. cit. in bibliografia.

Bibliografia
C. Bálint. Die Archälogie der Steppe. Steppenwölker zwischen Volga und Donau. Wien, 1989.
Gerhard Dobesch. Das europaische Barbaricum und die Zone der Mediterrankultur: ihre historische Wechselwirkung und das Geschichtsbild des Poseidonios. Wien, A. Holzhausen, 1995. ISBN 390051803
Erodoto. Le storie. A. Colonna, F. Bevilacqua (a cura). Torino, UTET, 2006. ISBN 88-02-07417-8.
Franco Marzatico (et al.). Ori dei cavalieri delle steppe. Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2007.
Strabone, Geografia, libro XI. R. Nicola, G. Traina (a cura di). Milano, BUR, 2000. ISBN 88171173398.

Atti
Bruno Genito (a cura di). The archaeology of the steppes: methods and strategies. Atti da International symposium, Napoli 9-12 November 1992.

Tratto da: wikipedia.org

Il Tolstaja Mogila

Il Tolstaja Mogila era un kurgan scita, un tumulo funerario della fine del IV secolo a.C., situato vicino a Ordžonikidze lungo il corso del Dnepr, distretto di Dnepropetrovsk, che conteneva le spoglie di un re, di una sua moglie e di un bambino, probabilmente un loro figlio.


Questi kurgan erano tipici dei cosiddetti Sciti Reali, l'aristocrazia dominante della società scita.


Il kurgan scavato nel 1971 dall'archeologo Mozolvskij è inserito in un vasto parco archeologico che comprende venti kurgan risalenti alle età del ferro e del bronzo, vicino a Ordžonikidze lungo il corso del Dnepr nel distretto di Dnepropetrovsk.


Lo splendore e la quantità degli oggetti d'oro contenuti, oltre alla presenza nell'area di altri kurgan altrettanto ricchi, come i Khomina Mogila e Strašnaia Mogila, fanno ritenere che la regione fosse abitata dagli Sciti reali.


La fonte antica più autorevole sui kurgan e sui riti funebri degli sciti reali è data dall'opera le Storie di Erodoto, che l'archeologia ha confermato pienamente.


GRECO
« Ἐνθαῦτα, ἐπεάν σφι ἀποθάνῃ ὁ βασιλεύς, ὄρυγμα γῆς μέγα ὀρύσσουσι τετράγωνον [...] Ταῦτα δὲ ποιήσαντες χοῦσι πάντες χῶμα μέγα ἁμιλλώμενοι καὶ προθυμεόμενοι ὡς μέγιστον ποιῆσαι. »


ITALIANO
« Là, quando il re muore scavano una grande fossa quadrata [...] Fatto ciò tutti lavorano a innalzare un grande tumulo, impegnandosi a gara per costruirlo il più grande possibile »
(Erodoto, Storie, IV, 71, 1 e 5, op. cit. in bibliografia.)


Il kurgan Tolstaja Mogila, che risale al IV secolo a.C., era una tomba reale costruita per esaltare la potenza del proprio ospite, un re, e della sua stirpe di cui costituiva, in definitiva, una espressione politica.
Il kurgan ha una base circolare con un diametro di circa settanta metri e un'altezza di oltre otto metri; contiene, in posizione ipogea, una camera sepolcrale principale con adiacenti due fosse e una camera secondaria.
La struttura del kurgan e gli oggetti contenuti, prevalentemente aurei,
«  confermano l'appartenenza del sepolcro a una famiglia reale scitica »
(G. L. Bonora, op. cit. in note.)

La camera principale costituiva la sepoltura del re mentre quella secondaria conteneva i corpi di una donna, forse una moglie, e di un bambino in tenera età, probabilmente il figlio.
Le due fosse adiacenti la camera principale contenevano i cadaveri di tre soggetti di sesso maschile e di sette cavalli, oltre una serie di oggetti d'oro, che ornavano uno dei tre cadaveri e un cavallo e di alcune armi. Questo gruppo costituiva probabilmente una sorta di scorta reale.
In prossimità della sepoltura secondaria erano stati posti i cadaveri di un'ancella e di tre soggetti maschi, uccisi per strangolamento e per percussione, secondo il rituale scita.


Corredo Funebre
Il ricchissimo corredo d'oro contenuto nel kurgan si caratterizza per l'eccezionale finezza della fattura; particolarmente significativi sono gli ornamenti aurei che ornavano il bambino, del tutto simili a quelli degli adulti, solamente più piccoli.
La qualità e la quantità dei reperti, superstiti ai precedenti saccheggi, testimoniano l'elevato status del re.
Il feretro della principessa, che era ornato da una collana, da bracciali e da anelli d'oro, era addobbato con un alto copricapo e una lunga tunica impreziositi da brattee e lamine d'oro. Tutte le dita erano inanellate e anche le calze avevano delle lamine d'oro.
Dalla ricostruzione della sepoltura della principessa e dagli ornamenti che coprivano il re e il bambino si possono intendere l'importanza dei reperti sotto l'aspetto storico-archeologico e, oltre la bellezza degli oggetti in sé, la grande perizia tecnico-artistica degli artigiani sciti.
Particolarmente raffinato e tecnicamente eccellente il pettorale d'oro del re.

 

Ricostruzione dell'ambientazione: La Principessa

Note

Erodoto, op. cit.,IV, 20, 1.
G. L. Bonora, Tumuli reali nelle steppe pontiche, Tolstaja Mogila, p. 190, in Ori dei cavalieri delle steppe, op cit. in bibliografia.


Fonti

Erodoto, Le storie, traduzione F. Bevilacqua, op. cit. in bibliografia.

 

Bibliografia

Erodoto. Le storie. A. Colonna, F. Bevilacqua (a cura). Torino, UTET, 2006. ISBN 8802074178.
Franco Marzatico (et al.). Ori dei cavalieri delle steppe. Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2007.

 

Atti

Bruno Genito (a cura di). The archaeology of the steppes: methods and strategies. Atti dall'International Symposium, Napoli 9-12 November 1992.
Tratto da: wikipedia.org

Kurgan di Esik

Il Kurgan di Esik, è un tumulo funerario nel Kazakistan sud-orientale, nei pressi della città di Esik.
La sepoltura, che risale al III o IV secolo a.C., ha un'altezza di sei metri e una circonferenza di sessanta e venne scoperta nel 1968, i reperti sono in mostra ad Astana.

 

L'Uomo Dorato

Il tumulo, che è situato in quella che era ai tempi la Scizia orientale, a nord della Sogdiana, conteneva uno scheletro di sesso incerto, con tutta probabilità un principe (o una principessa) saka scita di diciott'anni, chiamato a seconda dei casi "uomo dorato" o "principessa dorata". Il corpo era sepolto con un equipaggiamento da guerriero e un ricco corredo funebre, inclusi 4.000 ornamenti d'oro.
L'"uomo dorato" è stato preso a emblema dal moderno Kazakistan: una statua a sua somiglianza si erge sulla sommità del monumento dell'indipendenza nella piazza centrale della capitale Astana e viene altresì raffigurato nella bandiera presidenziale del presidente kazako Nursultan Nazarbayev.


L'iscrizione
Il kurgan comprende anche un'iscrizione fatta usando la variante della scrittura kharoshthi, si tratta probabilmente di un dialetto scita, circostanza che rende tale reperto una delle rare tracce epigrafiche di quel linguaggio.


Fonti

Hall, Mark E. Towards an absolute chronology for the Iron Age of Inner Asia. Antiquity 71 (1997): 863-874.
Harmatta, Janos. History of Civilization of Central Asia. Volume 2, Motilal Banarsidass (1999), ISBN 8120814088, p. 421
Tratto da: wikipedia.org

Altri kurgan

Il Kurgan di Ipatovo ha rivelato una grande quantità di sepolture, scavate nel 1998–1999, le più antiche delle quali sono attribuibili alla cultura di Maykop datate intorno al 4000 a.C., mentre la più recente è quella della principessa sarmata del III secolo a.C..


Il Kurgan 4 a Kutuluk nei pressi di Samara, Russia, datata a circa il XXIV secolo a.C., contente lo scheletro di un uomo, di eta' stimata tra i 35 e 40 anni e alto circa 152 cm.  Posato sul gomito sinistro piegato dello scheletro c'era un oggetto di rame di una lunghezza di circa 65 cm, con una lama con una sezione trasversale a forma di diamante e bordi affilati, ma senza punta, ed un'elsa, probabilmente in origine avvolta nel cuoio. Non è noto nessun oggetto simile dalle culture delle steppe eurasiatiche dell'Età del Bronzo, e l'oggetto è stato paragonato al vajra fulmine del dio indiano Indra.


Kurgan di Novovelichkovskaya del circa 2000 a.C. sul fiume Ponura, regione di Krasnodar, Russia meridionale, contenente i resti di 11 persone, inclusa una coppia abbracciata, sepolte con strumenti in bronzo, intagli in pietra, gioielli, e vasi di ceramica decorati con ocra rossa. La tomba è associata con i nomadi della cultura di Novotitorovka.


Kurgan di Issyk, 31 miglia ad est di Alma Ata, nel Kazakhstan meridionale, contenente uno scheletro, forse femminile, con 4.000 ornamenti d'oro, con un copricapo che ricorda i cappelli da sposa kazakhi, scoperto nel 1969.


Kurgan 11 del cimitero di Berel, scavato nel 1998, nella valle del fiume Bukhtarma nel Kazakhstan, contenente una tomba principesca datata al 300 a.C. circa, arricchita da oggetti di legno, decorazioni in metalli, frammenti di stoffe, con una dozzina di cavalli sacrificati, conservati con la loro pelle, pelo, briglie, e selle intatti, seppelliti l'uno accanto all'altro su un letto di corteccia di betulla vicino a una camera funeraria contenente la sepoltura saccheggiata di due nobili Sciti.


Kurgan di Ryzhanovka, scavato nel 1996, alto 10 metri a 125 km a sud di Kiev, contenente la tomba di un capo Scita, III secolo a.C..


Kurgan di Aleksandrovo, un kurgan tracico circa del IV secolo a.C..


Kurgan di Håga, un grande kurgan della Età del Bronzo Nordica circa del 1000 a.C..

Infine con alcune immagini il Tsarsky Kurgan: UNESCO -IUGS- IGCP 521-481 Joint Meeting and Field Trip ~ September 2007

Tsar’s Grave Mound, Kerch: see Field Trip Guide for explanation and description.


Ingresso del Kurgan

 

 

Corredi Funebri

 

 

 

 

 

 

Alcuni Kurgan

 

 

 

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