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Mombarcaro era un luogo sacro per i romani?

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9980_mombaMombarcaro era un luogo sacro per i romani? Mombarcaro è conosciuta come la vetta delle Langhe, si trova in provincia di Cuneo, è famosa soprattutto per i suoi splendidi panorami e le sue coltivazioni, ma nasconde anche alcuni misteri legati alle sue possibili origini romane. Più di una volta si è cercato di far chiarezza sugli strani rinvenimenti della zona: una lapide romana, una sepoltura di origine romana e alcuni scheletri con oboli in bocca; ma, invece che chiararirsi, i misteri si sono sempre più infittiti.

La Storia

L'esistenza di Mombarcaro all' epoca romana è certa solo grazie agli scritti di Plinio che la cita per i suoi formaggi , ritenuti dallo scrittore i più prelibati del Piemonte. Ma, è anche vero che; nel 1898 fu redatto un documento che affermava come in un terreno presso la chiesa di San Pietro fosse stata trovata una tomba in pietra, contenente uno scheletro umano, ben conservato, con amuleti ed in bocca una moneta, ma questo non fu un caso isolato; grazie all'opera "Mombarchè" di Don Giuseppe Bruno, sappiamo che più di uno scheletro venne alla luce e più di uno presentava monete romane, se a questo si aggiunge che non molto lontano è venuta alla luce la stele di tale M. Valerio soldato della tribù Camilia, pare ovvio che la presenza romana si indubbia, ma risulta molto strano che non sia mai stata trovata nessuna struttura a conferma di questa teoria.

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Le stele presente nel museo storico di Mombarcaro


Piero Friggeri nella sua opera "Mombarcaro....un amore infinito" ipotizza che la chiesa di S. Pietro, fosse stata costruita, fatto non raro, per cancellare un tempio pagano romano, la parrocchia sarebbe del sec. XII, ma la sua costruzione, sarebbe avvenuta sulle fondamenta di un antico tempio o addirittura su una necropoli.
In questi ultimi anni una squadra guidata dal prof. Luigi Sambuelli del Dipartimento di Ingegneria del territorio, dell’ambiente e delle geotecnologie del Politecnico di Torino ha cercato di chiarire il mistero, meritandosi la menzione anche sul quotidiano regionale "Unione Monregalese".

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La chiesetta di S.Pietro oggi

 

I ritrovamenti però non si sono limitati alla zona dove sorge la chiesetta di San Pietro, che come si può vedere nella Galleria è ormai poco più che un rudere, ma anche dove un tempo sorgeva il castello, databile intorno al 1000, famoso per la sua "Torre del Mare", sono venuti alla luce scheletri molto antichi. Ho appreso personalmente notizia dai vari abitanti del paese che più di uno scheletro è venuto alla luce durante alcuni lavori ed almeno uno presentava un ciondolo d'argento, mentre un altro aveva all'interno del teschio una moneta, non si può escludere che queste sepolture potrebbe essere ben più moderne dato che nella zona sorgeva il cimitero medioevale; è pur vero, però, che non solo le chiese sorgevano sulle fondamenta di templi, anche i castelli solitamente se possibile venivano eretti in zone ove vi era già la presenza di un insediamento.

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Particolare del castello

 

In definitiva la possibilità di una costruzione sacra romana è ben più che una ipotesi, purtroppo però il fatto che Mombarcaro storicamente abbia più volte mutato il suo insediamento originale fa si che le ricerche siano molto complesse e difficili, inoltre se si aggiunge che quasi tutti gli scheletri ed i monili son andati perduti nel tempo, questo fa si che forse non sarà facile scoprire le verità che nasconde questo piccolo paesino delle Langhe.

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Ricostruzione del castello di Mombarcaro del disegnatore Alessandro Porta

 

Ringraziamo il sindaco Simone Aguzzi, il professore Luigi Sambuelli e tutti gli abitanti di Mombarcaro per la disponibilità e la cortesia dimostrata.

L'articolo dell'Unione Monregalese

La chiesetta di San Pietro a Mombarcaro nasconde davvero una necropoli romana? L’arcano potrebbe essere svelato grazie ad un sofisticato macchinario, il georadar, con il quale una squadra guidata dal prof. Luigi Sambuelli del Dipartimento di Ingegneria del territorio, dell’ambiente e delle geotecnologie del Politecnico di Torino (con lui anche i collaboratori Gianluca De Bacco e Giuseppe Vaira e la studentessa Michela Parodi) sta cercando di scoprire cosa si celi veramente sotto l’antica cappella. Tutto è partito da un antico documento, datato fine Ottocento, nel quale si parla del ritrovamento di uno scheletro con una moneta in bocca (come nell’uso delle sepolture romane) e una lapide (che parla di un legionario e del suo podere attorno alla chiesetta)
I sopralluoghi sono avvenuti l’altra settimana ed hanno interessato una porzione di territorio adiacente la chiesetta di San Pietro. «Con il georadar abbiamo sondato il perimetro attorno alla cappella – ci dice il prof. Sambuelli –, un’area non di grandi dimensioni, fino a tre metri di distanza dall’edificio, anche perché vi erano impedimenti fisici per un’analisi più vasta. Ora stiamo rielaborando i dati raccolti, ma per i primi risultati ci vorranno ancora un paio di settimane».
«Grazie a un comodato concessoci dalla Curia di Mondovì – dice Aldo Braida, sindaco di Mombarcaro – il Comune, con i suoi volontari di Protezione Civile, e con l’aiuto di quelli di Guarene, ha potuto procedere con la pulizia dell’area in modo che il Politecnico potesse fare i suoi rilievi. Ora siamo in attesa del risultato e noi agiremo di conseguenza. Infatti, l’intenzione dell’Amministrazione è quella di recuperare l’area adiacente la chiesa, che è ormai diroccata, con fini sia turistici che religiosi. In ogni caso agiremo in base ai risultati ottenuti dal Politecnico. San Pietro è la più vecchia chiesa del paese e noi siamo molto legati a quest’area, il suo recupero ha anche un valore profondamente affettivo».

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Le Langhe civilmente furono assoggettate ai Romani nel 173 a. C. e ne ebbero la cittadinanza romana solo nell’89 a.C., religiosamente aderirono al Cristianesimo nel terzo secolo d.C. A Mombarcaro, a memoria delle invasioni barbariche, è rimasta una zona nella Valle del Belbo, che conserva il nome di Arcibarbaro (Arx barbara), cioè una rocca o fortezza barbara, ma a quale razza di barbari si riferisca non risulta. La prima parrocchiale di Mombarcaro, dedicata a San Pietro, risale sicuramente al 1296. Ma è probabile che nel sito (un colle poco sotto la sommità più elevata ove è ubicata l’attuale parrocchiale) l’insediamento religioso sia anche molto antecedente. Nel suo libro “Mombarché” don Giuseppe Bruno afferma che “scavi eseguiti in epoche diverse provarono che l’antica tradizione corrispondeva a verità: vi si rinvennero, infatti, molti scheletri umani, nascosti nelle immediate adiacenze del tempio. Nel cimitero cioè che, nei tempi addietro, circondava sempre le chiese parrocchiali”. Attualmente la chiesetta di San Pietro è diroccata. Gli affreschi dell’abside sono stati accuratamente recuperati e trasferiti nella nuova parrocchiale a Mombarcaro, grazie all’opera dello stesso don Giuseppe Bruno, negli anni ’70. Un stele romana era stata trovata nei pressi della chiesa di San Pietro, all’inizio ‘900. Anche i resti di un legionario romano vennero alla luce: il soldato era stato sepolto con una moneta in bocca. La stele romana è situata presso il Municipio. Nel sito della chiesa di San Pietro, i Gruppi di Protezione civile di Mombarcaro e di Guarene hanno effettuato una efficace pulizia, da sterpaglie e rovi.

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Tratto da Unione Monregalese.it

Risultati Analisi

Misure Georadar effettuate suI terrapieno intorno alla chiesa di S.Pietro nel Comune di Mombarcaro (CN)
L'obiettivo delle misure effettuate e stato quello di rilevare l'eventuale presenza di sepolture con lapidi in pietra di dimensioni h=0.8, 1=0.5, s=O.2m circa, simili a quella conservata al Museo di Mombarcaro.
L'area della ricerca e stata individuata nel terrapieno che fa da base e circonda la chiesa di S.Pietro nel Comune di Mombarcaro. Nella zona, precedentemente pulita da arbusti, alberi esterpaglie, sono state individuate tre sotto aree che si sono ritenute idonee all'impiego del georadar in quanta quasi totalmente prive di salti, massi e forti ondulazioni del terreno. Dette sotto aree circondano il perimetro della chiesa lungo i lati Sud, Est e Ovest e sono sufficientemente prossime ai muri per fade pensare potenziali sedi di eventuali sepolture. Lungo illato Nord, data la ristrettezza delio spazio disponibile, si e effettuato un solo promo anche se questa ha limitato irrimediabilmente la possibilita di interpretare in termini tridimensionali i risultati prestandosi questi ultimi quindi ad insicure interpretazioni. Nella Figura 1 e riportata una mappa dell'area con il perimetro della chiesa, i perimetri delle tre aree e la traccia del profilo.

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S.Pietro e aree di. rilievo

 

Lo studio rientra nelle attivita di ricerca del Laboratorio di Geofisica Ambientale e Applicata EN.GE.L. del Dipartirnento di Ingegneria del Territorio, dell' Ambiente e delle Geotecnologie DITAG del Politecnico di Torino, nel quadro del filone riguardante archeometria e Beni Culturali ed Ambientali.


II Georadar
II georadar è uno strumento elettromagnetico costituito essenzialmente da una unita centrale di controllo CPU che, collegata ad una 0 piu antenne trasmittenti (Tx) e riceventi (Rx), ne gestisce Ie funzioni di trasmissione e ricezione di impulsi in banda radar (10 -;-2000 MHz). (Figura 2).

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II segnale, emesso dall'antenna trasmittente, penetra nel terreno e, quando incontra corpi "anomali" a resistivita elettrica p e, soprattutto, permettivita elettrica E differente dal terreno che Ii circonda, viene in parte riflesso ed in parte trasmesso all'intemo del corpo stesso. La parte ritlessa toma in superficie e viene captata dall'antenna ricevente, dando cosi origine ad una traccia radar. Per ogni posizione della coppia di antenne, si ha una traccia radar. L'insieme delle tracce radar, accostate, da un radargramma. (Figura 3). Le antenne vengono trascinate lungo un profilo, sui terreno da indagare, ed ogni radargramma quindi rappresenta gli echi raccolti dall'antenna ricevente e provenienti dai corpi "anomali" presenti nel sottosuolo, al di sotto del profilo percorso.

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I risultati
Per semplicita espositiva per ogni area viene riportato un profilo centrale all'area, elaborato, la foto deli'area indagata e la ricostruzione tridimensionale dei volumi riflettenti. Ovviamente per il profilo Nord e riportato unicamente il profilo elaborato.

L'area 1 ha interessato buona parte del terrapieno a Sud delia chiesa per una superficie di circa 40 metri quadrati.
Le sezioni radar pre-elaborate presentano almeno un orizzonte continuo seppure articolato e talvolta spezzato probabilmente un vecchio piano di calpestio. Si notano anche talvolta oggettidiffrangenti attribuibili con molta probabilita a sassi di dimensioni decimetriche. Non sembrano vedersi riflessioni coerenti otre i 45 ns (approssimativamente 1.2 -;-1.5 m). L'assemblaggio tridimensionale dei profili di AIR (Ampiezza Istantanea di Riflessione) nell'area 1, effettuato considerando riflettivita superiori al 40% del valore massimo, ha mostrato diverse superfici. Esse sono pero dispose in modo alquanto casuale e, per forme, dimensioni ed intensita di riflessione non paiono attribuibili a manufatti interessanti

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L'area 2 ha interessato buona parte del terrapieno a Est delIa chiesa per una superficie di circa 16 metri quadrati.
Le sezioni radar pre-elaborate presentano almeno un orizzonte continuo seppure articolato e talvolta spezzato probabilmente un vecchio piano di calpestio. Si notano anche talvolta oggetti diffrangenti attribuibili con molta probabilita a sassi di dimensioni decimetriche. Non sembrano vedersi riflessioni coerenti otre i 40 ns (approssimativamente 1.0..;- 1.2 m). L'assemblaggio tridimensionale dei profili di AIR (Ampiezza Istantanea di Riflessione) nelI'area 3, effettuato considerando riflettivita superiori a140% del valore massimo, ha mostrato diverse superfici. Esse sonG pero dispose in modo alquanto casuale e, per forme, dimensioni ed intensita di riflessione, non paiono attribuibili a manufatti interessanti (Figura 10).

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L'area 3 ha interessato la maggior parte agibile del terrapieno a Ovest della chiesa per una superficie di circa 13 metri quadrati
Le sezioni radar pre-elaborate presentano almeno un orizzonte continuo seppure articolato e talvolta spezzato probabilmente un vecchio piano di calpestio. In particolare sembra, da Nord a Sud, all'inizio dei profili, esservi traccia di una vecchia strada 0 sentiero, oggi sepolto entro il ~rima metro. Si notano anche talvolta oggetti diffrangenti attribuibili con molta probabiliti a sassi di dimensioni decimetriche. Non sembrano vedersi riflessioni coerenti otre i 40 TIS (approssimativamente 1.0..;. 1.2 m).  L'assemblaggio tridimensionale dei profili di AIR (Ampiezza Istantanea di Riflessione) nell' area 3, effettuato considerando riflettivita superiori al 90% del valore massimo, ha mostrato diverse superfici. Esse sono pero dispose in modo alquanto casuale e, per forme, dimensioni ed intensita di riflessione, non paiono attribuibili a manufatti interessanti. La superficie con maggiore continuita pare corrispondere ad un antico piano di calpestio di una strada per l'accesso alla chiesa (Figura 13).

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L'analisi dei risultati ottenuti porterebbe ad escludere la presenza di manufatti sepolti del tipo di quelli ricercati. La riflessioni visibili, infatti, sembrano pili attribuibili a cause "naturali" (antichi piani di calpestio, ciottoli). Vi e tuttavia una considerazione da fare: con un sottosuolo cosi ricco di riflessioni Ie misure georadar non possono escludere in modo assoluto che una di queste siadovuta ad uno degli oggetti antropici cercati i quali hanno una forma non cosi chiaramente artificiale da permetteme una chiara identificazione attraverso Ie figure di riflessione. Un sottosuolo meno ricco di "oggetti riflettenti" oppure oggetti ricercati pili grandi 0 pili chiaramente "artificiali"
potrebbero dare alle misure un maggior valore informativo.

Galleria


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Commenti  

 
+2 #1 fania 2009-12-11 21:49
Mombarcaro è un posto molto bello, consiglio a tutti di andarci anche solo per una passeggiata
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