L'esposizione della Raccolta Egizia del Civico Museo Archeologico del Castello Sforzesco propone al pubblico una selezione di circa 250 dei più di 2500 pezzi che compongono l'intera collezione. Questa, a partire da un primo esiguo nucleo di oggetti già presenti in città nella prima metà del XIX secolo - fra cui spiccano la mummia e il sarcofago di Peftjauauyaset inviati a Milano nel 1830 da Giuseppe Acerbi, Console Generale d'Austria in Egitto - si è andata rapidamente arricchendo nel corso della seconda metà del XIX e soprattutto durante il XX secolo. Accanto ad oggetti donati da privati, perlopiù privi di informazioni sul contesto archeologico di provenienza, spicca la collezione di reperti provenienti dagli scavi condotti nell'oasi del Fayum negli anni trenta del secolo scorso da Achille Vogliano, papirologo e professore dell'allora Regia Università di Milano
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La Collezione Egizia del Museo Archeologico di Napoli, seconda per importanza in Italia solo a quella del Museo Egizio di Torino, fu costituita tra il secondo ed il terzo decennio dell'Ottocento con l’acquisizione di materiali provenienti da collezioni private e dagli scavi borbonici nell’area vesuviana ed in quella flegrea. Contraddistinta dalla presenza di raccolte diverse per gusto, epoca e modalità di formazione, la collezione racchiude, oltre agli indiscutibili e interessanti dati archeologici, un grande valore storico documentario nell’ambito del collezionismo. Unico esemplare di provenienza egiziana della collezione Farnese è il Naoforo, una statua raffigurante un personaggio inginocchiato con un’edicola tra le mani (naòs, da cui la denominazione corrente di naoforo) al cui interno è il dio Osiride.
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I reperti della collezione egizia del Museo Archeologico di Bergamo sono il frutto di raccolte selettive e casuali, avvenute nel corso del 1800, sotto la spinta di una pratica assai diffusa in Europa e della passione per le antichità egiziane sviluppatasi in seguito alla spedizione napoleonica. La provenienza e le modalità di acquisizione di tutti i piccoli oggetti di ambito funerario della collezione bergamasca, ushabti, statuette e amuleti, sono ignote. Ben documentata è invece la donazione, fatta alla città di Bergamo nel 1885, della mummia e del suo sarcofago da parte di Giovanni Venanzi, console d'Italia ad Alessandria d'Egitto.
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La collezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Parma. La formazione della collezione Egizia si lega agli eventi storico-culturali della fine del XVIII e dell’inizio del XIX secolo, tra la dominazione Napoleonica ed i nuovi assetti dati all’Europa dal Congresso di Vienna. Il governo di Maria Luigia a Parma lascia un forte segno anche nel Museo, diretto sotto il suo Ducato da Michele Lopez, che ne rimarrà alla guida fino al 1867. La campagna napoleonica in Egitto se non fu vittoriosa per l’Impero, fu sicuramente occasione di grande crescita e fervore culturale intorno alle antichità egizie. La scoperta della stele di Rosetta e la sua interpretazione da parte di Champollion favorirono l’organizzazione di spedizioni archeologiche in Egitto, tra cui quella dello stesso Champollion con l’italiano Ippolito Rosellini, del 1828 – 1829.
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La collezione Egizia del Museo Civico di Bologna. Alcune antichità egiziane arrivano a Bologna tra il '500 e il '600, quando si manifesta in città un iniziale interesse per l'antico Egitto, ed entrano a far parte delle collezioni di Ulisse Aldrovandi (1522-1605) e di Ferdinando Cospi (1606-1686). Questi reperti, ceduti dai loro proprietari al municipio di Bologna, confluiranno in un primo tempo nella raccolta di antichità dell'Istituto delle Scienze e poi nel Museo dell'Università assieme a vari altri materiali egiziani. Agli inizi dell'Ottocento il pittore bolognese Pelagio Palagi (1775-1860) crea un'importante raccolta di antichità egiziane, acquistata in gran parte dal cancelliere presso il consolato d'Austria in Egitto, Giuseppe Nizzoli.
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ArcheoAfrica un progetto tutto italiano dal sapore rivoluzionario. L’archeologo prof. Angelo Vintaloro, è autore assieme ad altri valenti studiosi di un vasto progetto per ricerche archeologiche nel Congo, in Tanzania ed in altri Paesi africani. Una prestigiosa iniziativa che prevede la costruzione del più grande museo di Storia e Arte del continente Africano l’Historic and Anthropologic Pan Africa Museum (HAPAM). Un progetto che mira a valorizzare diversi stati africani nell’ottica dello sviluppo economico sostenibile attraverso sinergie e azioni congiunte fra enti pubblici e privati. Vi presentiamo l’abstract invitandovi a scaricare la brochure: ARCHEOAFRICA PROJECT
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